La ricetta degli Jacculi, o Maccaruni a Matassa
Gli Jacculi vengono variamente chiamati, a seconda delle zone. Per esempio a Selvi sono noti come “maccaruni a matassa” oppure “jacculi”, a ricordare le corde fissate al basto dell’asino che servivano per tenere fermo ciò che vi trasportava (le “joelle”, in dialetto). A Casperia si chiamano “strengozzi”. A Belmonte, Mompeo e Rocca Sinibalda “maccheroni a fezze”, a Forano “maccaruni a cento”, a Poggio Mirteto “maccaruni a centinara” e ancora “jacculi” a Montopoli, Bocchignano e Salisano. Ma ecco la ricetta!
Disporre la farina a fontana sulla spianatoia e impastarla con l’acqua tiepida e un pizzico di sale. Lavorare fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Con il pugno della mano un po’ chiuso, premere al centro della palla di pasta in modo da ottenere quasi un grosso ciambellone bucato al centro. Lavorare la pasta con entrambe le mani leggermente unte d’olio d’oliva, fino a ridurla a un unico, ininterrotto, lunghissimo maccherone che formi quasi una matassa dai cento fili.
Preparati i maccheroni, essi vanno cotti in acqua bollente e salata e conditi con un sugo di olio d’oliva, aglio, pomodoro, basilico, sale e peperoncino e quindi spolverati con abbondante pecorino grattugiato.
Il sugo può anche essere fatto soltanto con olio d’oliva, aglio, pomodoro, sale e peperoncino senza formaggio. I “jacculi” possono pure essere conditi a crudo, ossia con olio d’oliva abbondante, un trito di aglio, peperoncino e maggiorana (la “persa”) e cosparsi generosamente di pecorino grattugiato al momento. In ogni caso, vanno mangiati ben caldi.
Un tempo, dopo essere stati cotti nell’acqua bollente e salata, essi venivano scolati e rovesciati sulla spianatoia, dove venivano conditi con il sugo e con il pecorino e sulla quale venivano mangiati da tutti i componenti la famiglia.
Popularity: 17% [?]

Leave your response!