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Scoprire la Sabina: uno scrigno di tesori nascosti alle porte di Roma

Submitted by Stefano Epifani on martedì, 13 luglio 20102 Comments
Scoprire la Sabina: uno scrigno di tesori nascosti alle porte di Roma

Scoprire la Sabina è una grande opportunità per chi la visita, ma conoscerla deve essere un imperativo categorico per chi vi è nato o ci vive. È disarmante constatare quanto poco siano noti i tesori che questo territorio può disvelare agli occhi di chi voglia coglierne la bellezza. Ma anche questo contribuisce a fa sì che – per il turista più attento così come per l’abitante consapevole – nella riscoperta della Sabina alla soddisfazione dei sensi si aggiunga il fascino di un dono inaspettato.

Un dono fatto di paesaggi, di storia millenaria, di sapori, profumi e colori ineguagliabili, di una cultura che richiama con forza l’identità di una terra che troppo spesso tale identità tende a dimenticarla.

Non esiste una sola prospettiva dalla quale guardare alla Sabina. Anche il solo tracciarne i confini non è facile. Dov’è infatti la Sabina? Ma soprattutto: quale Sabina? Chiederlo ad un reatino vuol dire, sovente, sentirsi dire che si tratta della “provincia di Rieti e dintorni”, chiederlo ad un abitante della Capitale può dare il la alle risposte più varie. O ad un silenzio imbarazzato.

Noi, con Vita Sabina, è della Bassa Sabina in particolare che vogliamo parlare. Di quella fascia ad est del Tevere e ad ovest della Via Salaria che è così lontana dal suo Capoluogo di Provincia da far si che spesso ci si dimentichi della sua esistenza. Che è così vicina alla Capitale che a volte rischia di esserne considerata una periferia. Ma la Bassa Sabina ha una sua unità territoriale, che la distacca dal reatino e la differenza dalle zone afferenti alla Capitale, facendone un luogo unico del quale (ri)scoprire il valore.

La Sabina e la Capitale

Percorrendo le sue colline si scopre un intero universo fatto di realtà che pare incredibile siano a poco più di mezz’ora di strada da una delle metropoli più grandi d’Europa. La vicinanza con la Capitale assume un ruolo connotante nelle dinamiche sociali ed economiche del territorio. Né potrebbe essere diversamente, se si considera che il legame tra Roma e la Sabina è antico quanto Roma stessa. Una leggenda vuole che sabina fosse la Rea Silvia che diede alla luce Romolo e Remo; la storia ci racconta che sabino fu il primo successore di Romolo, Numa Pompilio. Non meraviglia, quindi, il fatto che ancora oggi le sorti di Roma e della Sabina siano strettamente collegate.

Ma torniamo all’attualità. “Quello del rapporto con Roma – ci dice Fabio Refrigeri, Sindaco di Poggio Mirteto è un tema da considerare con grande attenzione. La vicinanza della Capitale costituisce un’opportunità per il territorio della Sabina. Un’opportunità fatta di flussi turistici, di commercio e quindi di potenziale ricchezza. Non cogliere tale opportunità però fa si che essa si trasformi in una minaccia. Se il territorio non si organizza adeguatamente, la crescita della Capitale dragherà risorse senza apportare valore alla Sabina, trasformando questa splendida zona in una periferia della metropoli. Questo è un rischio da evitare a tutti i costi, e per evitarlo è necessario che il territorio si organizzi, rafforzi la sua identità e valorizzi le sue risorse”.

“Dobbiamo passare da una logica campanilistica ad una logica associativa – sostiene Alfredo Graziani, Sindaco di Magliano Sabina – nelle amministrazioni locali il colore politico ormai conta poco. Quello che davvero conta è la capacità di organizzare azioni che abbiano un impatto positivo sul territorio e sui servizi al cittadino. Per far ciò è indispensabile che i Comuni agiscano sinergicamente. Basti pensare, ad esempio, al tema del marchio d’area. Unendo le nostre forze, sull’esempio di quanto altri hanno fatto in altre zone d’Italia, potremmo promuovere il marchio Sabina con risultati altrimenti impensabili. E questa è una priorità, se vogliamo davvero promuovere le nostre risorse”.

Una ricchezza che viene dal territorio

E le risorse della Sabina, a volerle sfruttare, non sono poche. Prima tra tutte il suo stesso territorio. Un territorio che dal punto di vista paesaggistico non ha nulla da invidiare alle zone più belle della Toscana e dell’Umbria. Quello che già Strabone descriveva come “un paradiso ricco di uliveti, vigneti e boschi di querce” ha mantenuto intatto il suo splendore e – a distanza di oltre duemila anni – può lasciare indifferente soltanto il viaggiatore distratto.

Ed è proprio dal territorio che la Sabina potrebbe trarre le sue ricchezze.

Sabina terra dell’olio. Lo stesso olio ritenuto da Galeno di Pergamo un componente fondamentale per i suoi preparati terapeutici e che oggi è riconosciuto come uno dei migliori d’Italia. “I produttori di olio Sabina DOP iscritti presso l’ente di certificazione sono circa 400: dal punto di vista quantitativo siamo la quarta DOP per produzione in Italia” ci racconta Stefano Petrucci, Presidente del consorzio Sabina DOP. “Il Consorzio sotto altro nome esiste già dal 1996 ma non ha mai avuto un vero impatto sulla Sabina DOP. Da tre anni – continua Petrucci – si è avviata una profonda ristrutturazione grazie alla quale abbiamo acquisito una progettualità e una struttura organizzativa ed  economica in grado di sostenere al meglio le attività dei produttori. In tal modo contiamo di supportare efficacemente la diffusione del nostro marchio”.

Se l’olio sabino è tra i migliori le carni non sono da meno. “Non si può parlare di una razza specifica per il nostro territorio – sostiene Antonio Merlini, veterinario – ma di una peculiare ed ormai estremamente rara metodologia d’allevamento. Da noi è ancora vivo il concetto di linea vacca-vitello. Il vitello viene nutrito dalla madre sino ai sei mesi, età nella quale è svezzato per essere macellato a circa un anno. Ciò conferisce alla carne caratteristiche molto particolari, difficili da trovare sul mercato. Un mercato dove, per motivi di carattere commerciale, si trova prevalentemente vitella allevata in batteria sino a circa otto mesi o vitellone, macellato a 18 mesi. Quello che manca è un protocollo d’allevamento che riconosca la nostra tipicità, valorizzando la nostra produzione e conferendole il giusto riconoscimento”. Insomma, ancora una volta, le risorse ci sono, ma sfruttarle è difficile.

Ancora una volta sono gli stranieri ad accorgersi per primi del valore di quanto abbiamo sotto il naso. Non è un caso che – in analogia a quanto avvenuto in Chianti – qualche giornalista anglosassone abbia iniziato a parlare di Sabina Shire. Non è un caso che la Sabina si sia popolata negli anni scorsi di olandesi, inglesi, tedeschi che hanno scelto queste colline per la loro bellezza e per l’ospitalità di chi le popola. Rimane da chiedersi se saremo in grado, come hanno fatto in Chianti, di valorizzare il nostro territorio, la nostra realtà, il nostro mondo.

In queste pagine abbiano soltanto iniziato a tratteggiare – e continueremo a farlo nei prossimi appuntamenti –  le caratteristiche di un territorio di indubbie potenzialità. Trasformare le potenzialità in valore reale è la vera scommessa da giocare. Per farlo sarà necessario ripartire dalla forza della tradizione, guardando al futuro forti del proprio passato.

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2 Comments »

  • alessandra said:

    Sono assolutamente d’accordo con quanto dice il Sindaco Refrigeri,sebbene ritengo che sia molto difficile che la Sabina diventi una periferia di Roma.Le bellezze e le peculiarità del territorio della bassa sabina sono infatti tali da farne una realtà di difficile contaminazione.Nello stesso tempo se si vuole valorizzare la Sabina ,ovvero promuoverla, occorre cessare di chiedersi se la Sabina ha o meno le potenzialità necessarie ad uno sviluppo turistico,imprenditoriale od altro.La risposta ,chi ha il privilegio di vivere od operare in Sabina,già la conosce e,del resto,basta guardarsi ed ammirare cosa offre il territorio per concludere che la risposta non può che essere positiva.Le amministrazioni hanno una risorsa incredibile da gestire e se riusciranno a mantenere la Sabina abbastanza vicina a Roma da non farne sentire la mancanza,ma,nello stesso tempo,lontana quanto basta per non subirne gli svantaggi, avranno anche trovato la formula magica per lanciare,come merita,questo bellissimo territorio.

  • admin said:

    Cara Alessandra,
    ti ringrazio per il commento. Spero davvero che le Amministrazioni siano in grado di valorizzare il nostro territorio come merita. Penso anche che anche la società civile, le imprese, le persone debbano adoperarsi per farlo. Insomma, la responsabilità è di noi tutti…

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