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I Sapori della nostra terra

Submitted by Maria Giuseppina Truini Palomba on sabato, 10 luglio 2010No Comment
I Sapori della nostra terra

Il desiderio di riscoprire i sapori, gli odori, i colori della nostra cucina e la necessità esistenziale di tornare alle origini ci debbono spingere a percorrere itinerari gastronomici nella nostra Sabina, sempre più interessata ad un turismo intelligente, fatto di scoperte, di sensazioni, di monumenti, di paesaggio, di cucina.

Di cucina locale, quella vera ed autentica cucina del territorio, fatta di poche o di tante cose ma la più semplice, la più fragrante, la più gradevole. Noi non vantiamo una cucina particolare, tipica, raffinata: il maggior pregio della nostra cucina è di essere semplice e genuina.

Pochi ed essenziali gli ingredienti, tutti figli della nostra terra, abbinati tra di loro senza manipolazioni, semplicemente, ma con una grande fantasia. La semplicità della nostra cucina deriva indubbiamente dalla tradizione contadina che si riallaccia, nel tempo, ai costumi di vita dei nostri progenitori.

Compiremo insieme un viaggio attraverso la cultura gastronomica della Sabina tentando, quanto più possibile, di ricongiungerci alle origini.

La Sabina di oggi è quasi come l’abito di Arlecchino: è composta di tante parti, diverse ma armoniche, colorate, che producono sensazioni diverse: c’è un pò di Marsica, un pò di Umbria, un pò di Abruzzo, un pò di Roma.  Non c’è pertanto unità e identità nella nostra cucina. Una cucina molto varia ma, sempre e dovunque, egualmente genuina, fragrante ed appetitosa.

Dovremmo indicare a noi stessi e al visitatore degli itinerari che uniscano alla parte storico turistica del nostro territorio, il profumo e la fragranza della nostra tradizione culinaria. Una sorta di mappa che, accanto all’austerità monumentale, alle bellezze naturali e paesaggistiche, rechi l’indicazione della cucina del territorio, dei prodotti del territorio, dei sapori del territorio. Monumenti severi e piatti che ravvivano e tentano il nostro palato. Non soltanto un connubio vincente, ma un aiuto per compiere il tuffo nel passato che riprende ciascuno di noi con i suoi ricordi, dolci cari piacevoli languidi e struggenti talvolta, più o meno lontani della nostra giovinezza.

Riaffiorano così sapori di altri tempi. Ormai quasi perduti ma senz’altro non dimenticati. Riemergono sfocate immagini di vita vissuta in semplicità e serenità, legati a vecchi, modesti, umili saperi. E così pian piano torna alla memoria l’immagine di una persona cara in cucina, della nonna o della mamma. Il ritmo del coltello sul tagliere per preparare il battuto per la minestra. Si vede la sfoglia gialla, rotonda e liscia, stesa sulla spianatoia o addirittura sul letto, arrotolata e tagliata in finissimi tagliolini da abili, svelte e care mani. Ci sembra di trovarci di nuovo uniti, tutti insieme, attorno alla tavola semplice. Riassaporando così, con un salto nel passato, quello che era un tempo il nostro pasto quotidiano, fatto soltanto di pochi e semplici gusti genuini ma di tanto amore. Avevamo senz’altro di meno, ma avevamo tanto di più.

Profumi di altri tempi, fantasie di altri tempi, ricordi e rimpianti di vecchi gusti perduti. Curiosi ed impazienti quindi, ritroviamo i vecchi saperi per rigustare e riappropriarci dei vecchi sapori. Per parlare di cucina e quindi di sapori e di saperi, dobbiamo infatti percorrere un itinerario che necessariamente si deve snodare tra la cultura alimentare e la tradizione popolare.

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