Anacleto Angelelli, il Falegname
Gli occhi del colore degli ulivi che crescono nella sua terra. Lo sguardo lontano, rivolto ad una Sabina antica. Nelle mani la fatica di una vita.
Anacleto Angelelli, classe 1921. Contadino, trebbiatore, falegname, bottaio. Una vita passata a lavoro, “un lavoro che ho rubato con gli occhi, perché allora non c’erano molte scuole e serviva davvero voglia d’imparare. Da bambino ogni volta che potevo mi fermavo a guardare il lavoro dei bottai. Chi serrava, chi tirava le corde, chi piegava a fuoco, chi metteva i cerchi. E la botte era fatta. Rubando con gli occhi: è così che ho imparato a fare tutto quello che ho fatto”. Mestieri faticosi. Arti che stanno scomparendo. “Ma io non mi sono mai stancato, perché ho sempre lavorato con passione” sostiene Anacleto – una passione che i giovani hanno sempre meno”. “Voi giovani oggi forse studiate di più – ci ammonisce Anacleto – ma cosa sapete fare davvero? I mestieri della terra stanno scomparendo. La nostra terra ci da tutto, e noi la stiamo dimenticando”. Un monito, quello di Anacleto, da tener ben presente.
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